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Lingua madre ed emigrazione PDF Stampa E-mail
Mercoledì 24 Febbraio 2010 12:56

Giulio SORAVIA, Università di Bologna

relazione al Convegno "Lingua materna cuore della lingua" Bologna, Centro Interculturale M. Zonarelli, 25 febbraio 2006

L’acquisizione della lingua madre e della L2

È una necessaria premessa al discorso sulla L1 in rapporto alla L2 richiamare alcuni dati e fatti inerenti alla questione dell’acquisizione del linguaggio nel bambino.

Punto primo: qualunque lingua è acquisita, di innato nel linguaggio vi è solo la capacità intrinseca, specie specifica, di utilizzare un linguaggio fonico-acustico doppiamente articolato.

Punto secondo: qualunque lingua è apprendibile come L2. Teoricamente non vi è limite apprezzabile all’apprendimento linguistico.

Punto terzo: esistono dispositivi nel cervello umano preposti all’acquisizione di un linguaggio. Tali dispositivi vanno attivati mediante esposizione a parlanti interagenti quanto più precocemente possibile. L’attivazione di tali dispositivi è soggetta a limiti di tempo e tende ad atrofizzarsi col passare degli anni. Ciò vale anche per la lingua 2.

Punto quarto: l’acquisizione del linguaggio passa attraverso fasi ben riconoscibili e comparabili, indipendentemente da quale lingua si tratti.

Punto quinto: La lingua è uno strumento che si articola secondo schemi complessi e implica diverse abilità; in quanto tale non è riducibile a schemi semplici di calcolo e non è riproducibile con strumenti artificiali allo stato attuale delle conoscenze, se non in "versioni" ridotte e parziali.

Punto sesto: la lingua riflette una particolare cultura e condiziona, entro certi limiti, la visione del mondo del parlante. Ciò vale a maggior ragione, e si verifica facilmente, nelle lingue diverse da quelle più diffuse nel mondo occidentale, quali l’inglese, il francese, l’italiano, il russo ecc., tutte lingue risalenti a un unico ceppo e simili strutturalmente e "ideologicamente", nonché utilizzanti largamente un lessico di origine greca, latina e, in misura più ridotta, germanico simile per tutte oltre i limiti del lessico più di base (tipologicamente Standard Average European).

 

Immigrati e lingue

La provenienza degli immigrati dà un’idea abbastanza attendibile e sufficientemente utile delle lingue da essi parlate in Italia. Si tratta di un dato non irrilevante, poiché l’immigrazione in Italia offre un ventaglio di paesi di provenienza molto ampio e complesso.

Secondo i dati dell’Osservatorio provinciale delle immigrazioni (4/2005) nella solo provincia di Bologna sono riscontrabili almeno una quindicina di comunità di parlanti di qualche entità numerica, all’interno dei quali si possono riscontrare fino a una trentina di lingue diverse. La situazione sociolinguistica, in rapporto al dato lingua-madre, rispetto al dato lingua nazionale e/o ufficiale del paese di provenienza, evidenzia un quadro di complessità ancor più sconcertante.

Tale situazione non è rapportabile esattamente in proiezione ai dati su scala nazionale, ma lo è a sufficienza per una serie di osservazioni e valutazioni qualitative, che sono quanto ci interessa. Casi che possano sfuggire saranno facilmente riportabile al quadro che ne faremo.

Caso primo:

esemplificato da provenienza da paesi arabi: si può pensare che la provenienza da un paese arabo comporti di fatto che l’immigrato parli arabo come lingua madre. Ciò non è vero in assoluto per due ordini di motivi: a) può appartenere a una minoranza linguistica diversa (berbera, curda, turca, armena ecc.); b) può non avere conoscenza della lingua standard (nel caso dell’arabo valgano le osservazioni sul concetto di diglossia: il "dialetto" è spesso una vera e propria lingua diversa – cfr. il rapporto tra latino e volgari nel Medioevo europeo o la situazione di dialettofonia in Italia);

Caso secondo:

lingue ufficiali e lingue nazionali vs. lingue locali. In molti paesi ex-coloniali, la definizione dei confini di stato non ha tenuto in alcun conto differenze etnico-linguistiche, con la conseguente presenza sul territorio di comunità di lingua diversa (con comunità parlanti le stesse lingue in stati altri) e la necessità di ricorrere a una lingua franca comune (spesso la lingua dei colonizzatori) per gli usi ufficiali e come interlingua. Le lingue possono essere così, indipendentemente dalla lingua madre, lingue non riconosciute, lingue riconosciute a livello locale o non ufficiale, lingue (talvolta più di una) ufficiali dello stato;

Caso terzo:

lingua madre vs. interlingua. Posto che la lingua madre, in assoluto, è la lingua degli affetti, della storia personale, quindi un idioletto diverso da persona a persona, anche nella schematizzazione più spinta occorre tener presente che ad ogni individuo la lingua serve per comunicare con altri individui e quindi ha necessità di usare una interlingua comune. La tipologia e i problemi relativi sono ovviamente numerosi e si pongono a vari livelli;

Caso quarto:

rapporto lingua-dialetto in cittadini italiani, come test di controllo. Per meglio evidenziare le problematiche della lingua in rapporto all’emigrazione si ha a disposizione un laboratorio di controllo e studio nella situazione italiana, vuoi in rapporto al suaccennato problema della diglossia/bilinguismo lingua italiana/"dialetto", vuoi in rapporto alle situazione di migrazione che hanno interessato il paese (fenomeni di migrazione interna, verso l’estero con possibili ritorni, urbanizzazione ecc.).

In rapporto ai più frequenti paesi di provenienza dell’immigrazione osserveremo che il parlante proveniente può avere come madre lingua (elenco non esaustivo):

1) Marocco: arabo standard, arabo marocchino, berbero (ne esistono in Marocco almeno tre varietà: chleuh, tamazight, riffano), difficilmente francese

2) Algeria: arabo standard, arabo algerino, francese, berbero (chenoui, , mozabita, cabilo, chaoui)

3) altri paesi arabi (Tunisia, Libia, Egitto, Siria, Palestina)

4) Iran: varie minoranze (sotto il profilo standardizzato il tagico e il dari dell’Afghanistan sono solo varietà del persiano)

5) Somalia: varietà dialettali Maay, cimini di Brava, cizigula e altre lingue bantu

6) Eritrea: tigrino, tigrè, arabo, afar, saho, kunama ecc. + agau (bileno), beja

7) Senegal: wolof, serer, pular, mandingo, soninke, diola, francese

7) Pakistan: urdu, panjabi, sindhi, ecc.

8) India: hindi, urdu, sanscrito, inglese, panjabi, marathi, gujarati, sindhi, kashmiri, oriya, bengali, kannada, telugu, malayalam, tamil, ecc.

9) Bangla Desh: bengali e altre lingue

10) sudest asiatico (malese-indonesiano, birmano, thai, lao, vietnamita, khmer ecc.)

11) Sri Lanka: singalese e tamil

12) Filippine: pilipino, inglese, ilokano, pangasinan, bisaya, ecc.

13) Paesi dell’America latina: oltre a spagnolo e portoghese, lingue indigene tra cui importanti il kechwa (Perù, Equador, Bolivia), aymara, mapuche (Cile), nahuatl, maya yucateco (Messico), guaranì (Paraguay), quiche, tzotzil, kakchiquel (Guatemala), ecc.

14) Altri paesi africani: yoruba, igbo, hausa (Nigeria), lingala (Congo), swahili (Kenya, Tanzania ecc.), luganda, kinyarwanda, ecc.

15) Paesi dell’Asia centrale: tagico, turkmeno, azeri, kazako, uzbeko, kirghizo, uighuro, ecc.

16) Paesi dell’est europeo: albanese, serbo, croato, polacco, ucraino, russo, ungherese, rumeno, ecc.

17) Altri paesi extracomunitari (inglese, francese, spagnolo, portoghese, giapponese, cinese mandarino e altre lingue cinesi (cantonese, hakka, kokkien, ecc.)

Un caso a sé è quello dei Rom e dei Sinti

 

 

Tipologia dell’immigrazione rispetto alla lingua madre

Immigrazione adulta e precoce

In rapporto a quanto affermato sopra è chiaro che quanto prima avviene il trasferimento, tanto più facilmente si avrà l’apprendimento della L2, la perdita della lingua madre è soggetta a forti variazioni (atteggiamento delle famiglie, pressioni socio-culturali esterne ecc.)

Scolarizzazione e lingua standard

Gli effetti della scolarizzazione si evidenziano in rapporto: a) all’uso della lingua scritta; b) all’uso della lingua standard; c) ai problemi di bilinguismo

Figli di coppie miste

Lingua madre significa lingua parlata dalla madre? Il fenomeno presenta diverse complesse variabili.

 

Prospettive

L’interesse nei confronti della lingua madre è in rapporto:

  • a valutazioni psicolinguistiche e psicologiche (deprivazione, difficoltà di apprendimento, di socializzazione, perdita di identità)
  • a valutazioni pragmatiche (competenza nella lingua 1 e 2)
  • a proiezioni future (utilizzo nel mondo del lavoro delle competenze "rafforzate", economicità dell’istruzione plurilingue: bilinguismo per traduttori e interpreti ecc., formazione di mediatori linguistico-culturali).

 

 

 

Riferimenti bibliografici

Bailey, P., F. Sanvicente (a c. di), In una Europa plurilingue. Culture in transizione, Bologna, 1998

Bernstein, B., Class, Codes and Control, 2 voll., London 1971-73

Calvet, J. L., Linguistica e colonialismo. Trattato di glottofagia, Milano 1977

Corsetti, R. (a c. di), Lingua e politica, Roma 1976

Demetrio, D., G. Favaro, Bambini stranieri a scuola, Scandicci 1997

Ferguson, La Diglossia

Francescato, G., Il linguaggio infantile. Strutturazione e apprendimento, Torino 1970

Lenneberg, E.H., Fondamenti biologici del linguaggio, Torino 1971

Liebermann, Ph., L'origine delle parole, Torino 1980

Sapir, E., Linguaggio, cultura e personalità, Torino, Einaudi

Soravia, G., Pianificazione linguistica, standardizzazione e alfabetizzazione, "Lacio Drom", 3-4 (1980): 10-22

Soravia, G., La competenza linguistica dei bambini rom abruzzesi, relativamente all'uso del romanes e al bilinguismo, "Lacio Drom" 18/2 (1982): 43-59

Soravia, G., Pianificazione linguistica e minoranza rom, "Quaderni del Siculorum Gymnasium", XIV, Catania 1984, pp. 7-14

Soravia, G., Lingua nazionale e lingue locali in Indonesia, "Quaderni Asiatici", 7-8 (1986): 21-23

Soravia, G., Tipologia e lingue extra-europee: classificazioni, tipologie e crisi delle categorie tradizionali, Atti del Convegno della Soc. Italiana di Glottologia, 29/11- 1/12 1990, Pisa 1991, pp. 71- 95

Soravia, G., Educazione linguistica, educazione interculturale e provincialismi, "Lacio Drom" 32/3 (1966), pp. 31-39

Soravia, G., Le lingue dell’Africa, "Africa e Mediterraneo", 2/97, pp. 3-7

Soravia, G., Lingua Zingara. Oralità e visione del mondo, in Zingari a scuola, a c. di M. L. Boero e F. Sira Sulas, Genova, 1997, pp. 37-49

Soravia, G., Lingua come autoidentificazione e problemi classificatori del romanes, "Lacio Drom", 1/34 (1998), pp. 14-29

Soravia, G., 124. Lingue tagliate e pianificazione linguistica: di rom, immigrati e altro ancora, in In una Europa plurilingue. Culture in transizione, a c. di P. Bailey e F. San Vicente, Bologna 1998, pp. 119-129

Soravia, G., L’arabo in Europa: vecchie egemonie e nuove minoranze, in L’inglese e le altre lingue europee. Studi sull’interferenza linguistica, a c. di F. San Vicente, Bologna 2002, pp. 275-284

Soravia, G., Le lingue minoritarie "diffuse": un paradosso, in La legislazione nazionale sulle minoranze linguistiche: Problemi, applicazioni, prospettive, a c. di V. Orioles, Udine 2002, pp. 279-286

Soravia, G., Le lingue islamiche, in M. Campanini (a c. di) Dizionario dell’Islam, Milano 2005, pp. 337-350

Weinreich, U., Lingue in contatto, Torino 1974

 

Dati dell’Osservatorio delle immigrazioni, Provincia di Bologna, 4/2005

Primi 15 collettivi provincia (residenti):

Marocco 11.476

Albania 4.891

Romania 3.802

Filippine 3.644

Tunisia 3.267

Cina 2.823

Pakistan 2.788

Bangladesh 2.169

Ucraina 2.103

Moldavia 1.547

Serbia 1.319

Sri Lanka 1.211

Polonia 1.015

Perù 755

Macedonia 622

 

Permessi di Soggiorno rilasciati dalla Questura di BO al 30 nov. 2004

Oltre il quindicesimo posto si trovano altre nazionalità:

Egitto 591

Nigeria 560

Senegal 549

Stati Uniti 545

India 522

Rom presenti (2003) (1996)

Stranieri 198 640

Italiani 48+367 82+366

 

Musulmani

1997 49% di stranieri residenti 1,1% dei residenti 10.300 numero assoluto

2000 51% 1,8% 16.500

2004 48% 2,8% 26.600

 

 

 

 

 

 

 

 

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