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Alcune associazioni comunitarie si sono specializzate nell'insegnamento della lingua dei genitori ai figli. Scopri i corsi
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| Importante lingua madre |
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| Venerdì 13 Aprile 2007 13:11 | |||
Antonella Selva Coordinatrice della rete delle scuole di lingua madre del centro Zonarelli, Antonella Selva è fra i dirigenti dell'Associazione Sopra i ponti. Il suo impegno allo Zonarelli dura da anni, ed è con tempestività che ha risposto alle domande di ZonaGiDue. Foto Reportage Perché il Festival delle lingue madri?Per rendere visibile e valorizzare l'importante intervento educativo offerto dalle comunità straniere ai propri bambini. Pochi, nel mondo della scuola e nella società sanno dell'esistenza di questa attività. Anche per dare fiducia in se stesse alle famiglie: spesso si sottovaluta l'impotanza di parlare la propria lingua ai figli, ma i genitori (e soprattutto le madri, prime "mediatrici" tra il bambino e il mondo) che rinunciano alla propria lingua in favore di un italiano povero e riduttivo perdono autorevolezza di fronte ai figli con rischi anche gravi per il loro sviluppo psicologico.Quante associazioni sono coinvolte nella rete di cui lei è coordinatrice?Oltre a noi dell'associazione Sopra i ponti, che abbiamo gestito per alcuni anni un corso di lingua araba rivolto ai più piccoli e che ora ci concentriamo sul consolidamento della rete, c'è (in ordine alfabetico) l'Associazione Eritrea che insegna la lingua tigrigna, l'ass. La Jeunesse marocaine per la lingua araba, l'Ass. italo-polacca Malwina Ogonowska per la lingua polacca, l'Ass. Nzu nko ndi igbo per la lingua ibo (una delle diverse lingue della Nigeria) e l'Ass. dei Tamil in Italia, per la lingua tamil (parlata in Sri lanka, India e altri paesi di quell'area). Da quanto tempo si insegna la lingua madre nel contesto dello Zonarelli?L'esperienza continuativa più lunga è quella di Jeunesse marocaine, che ha cominciato allo Zonarelli nel 2001. Non a caso loro oggi contano 120 iscritti e sono dovuti "emigrare" nella scuola elementare Garibaldi per motivi di spazio. Tuttavia, precedentemente c'erano stati dei tentativi da parte degli eritrei e dei tamil, poi interrotti per alcuni anni e ora ripresi. Le prime esperienze a Bologna si ebbero, mi pare, con la lingua araba e persiana nei primi anni '90. Ma le iniziative volontarie, si sa, vanno ad alti e bassi, per questo abbiamo pensato che metterci in rete ci aiuti a rafforzarci e a trovare sostegno istituzionale.il rapporto con la propria storia e cultura familiare è un argomento difficile e controverso, ma appunto per questo è bene che le famiglie non siano lasciate sole ad affrontarlo senza adeguati strumenti interpretativi. Il successo ottenuto dall'evento indica che l'argomento è dell'interesse delle famiglie. Risulta?Sì, per le famiglie è importantissimo riuscire a trsmettere la propria lingua e la propria cultura ai figli. Non c'è nulla di più disorientante perle famiglie che vedere i figli tagliare i ponti con la propria storia. Naturalmente il rapporto con la propria storia e cultura familiare è un argomento difficile e controverso, ma appunto per questo è bene che le famiglie non siano lasciate sole ad affrontarlo senza adeguati strumenti interpretativi. I corsi di lingua madre sono anche un utile terreno di "mediazione intergenerazionale" per le famiglie straniere: un luogo dove i giovani possono conoscere e imparare ad accettare la propria storia, elemento indispensabile nella costruzione dell'identità, e dove i genitori possono trovare un compromesso coni figli, riuscendo a non "perderli" del tutto. Un accenno al vostro lavoro d'insegnante. Ci sono difficoltà a farsi capire dai bambini?Non è un lavoro facile: basta pensare che un bambino di origine straniera quando entra nella scuola materna ribalta la dominanza linguistica nel giro di pochi mesi e se fino a 3 anni aveva parlato la sua lingua madre, prima dei 4 anni risulta di fatto italofono. Il bisogno di conformarsi all'ambiente è fortissimo, non è facile motivare i bambini ad un surplus di studio e di impegno quando la società circostante sembra richiedergli solo di nascondere e dimenticare la loro parte "diversa". In molti casi, però, nell'adolescenza si osserva un ritorno e una ricerca delle "radici", quando magari esse sono andate perdute. Inoltre c'è la complessità delle realtà linguistiche di partenza: di solito si studiano le lingue ufficiali dei paesi d'origine, ma non è affatto detto che siano quelle parlate in casa. L'esempio del Marocco (come di tutti i paesi arabi) è clamoroso: la lingua di comunicazione a tutti i livelli è un dialetto di derivazione araba e in più c'è la numerosa minoranza berberofona, ma i corsi insegnano l'arabo classico, unica lingua scritta e transnazionale. Manuale didattico e risorse necessarie. Come ve la cavate?Ogni associazione reperisce i propri testi, che di solito sono quelli usati nelle scuole del proprio paese. Gli insegnanti sono tutti volontari.
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